Intervista a Nicola Angelo Chiaverini

Intervista a Nicola Angelo Chiaverini
1) È la sua prima esperienza da allenatore: come si sta trovando?

«Sì, è la mia prima esperienza da allenatore e devo dire che è davvero molto intensa e stimolante, soprattutto con un gruppo così bello. 

Da questo lato del campo la visione cambia completamente rispetto a quando si gioca: cambiano le responsabilità, il modo di leggere la partita e anche l’approccio con il gruppo. 

Proprio per questo la vivo con entusiasmo, come una sfida personale che mi sta facendo crescere di settimana in settimana.»


2) La Pegasus ha avuto un cambiamento nella composizione della squadra. Come vede le prospettive?

«Quest’anno ci siamo rinnovati molto: abbiamo nuovi innesti e l’età media si è abbassata parecchio. 
Alcuni ragazzi si stanno affacciando ora al mondo della pallavolo, e il più giovane ha solo 16 anni. 

C’è tanta freschezza, tanto entusiasmo e soprattutto un grande margine di crescita. È un gruppo nuovo che sta ancora cercando di trovare una propria identità di gioco, è normale dover stabilizzare gli schemi e costruire un’identità comune. 

Ma le prospettive sono ottime: c’è una buona base su cui lavorare e, quando troveremo l’equilibrio giusto, potremo toglierci sicuramente delle belle soddisfazioni.»


3) Qual è l’importanza delle squadre LGBTQI+ in una provincia come Bergamo? 
«La pallavolo, rispetto ad altri sport, è un ambiente più aperto e questo permette a tanti giocatori e a molte persone della comunità LGBTQ+ di trovare spazi di accoglienza e di libertà che fuori dal campo, nella vita quotidiana, non sempre riescono a vivere. 

In questo contesto, avere una squadra come la nostra ha un valore ancora più forte.
La nostra società porta con orgoglio i colori e i temi LGBTQ+ sul petto: non è solo uno statement, è un modo per dire “ci siamo e siamo visibili”. 

Questo aiuta chi ci guarda, chi è alla ricerca di un proprio spazio o di un’identità serena, a sentirsi rappresentato e non più solo.

Quando scendiamo in campo, non portiamo solo un nome o una maglia: portiamo un messaggio di inclusione, di accettazione e di orgoglio ‘ Noi ci siamo’.

Ed è bello sapere che la nostra realtà può essere un punto di riferimento per chi, attraverso lo sport, cerca un luogo dove sentirsi accettato.»