L’ascesa di Adolf Hitler al potere nel 1933 fu l'inizio della distruzione sistematica del movimento LGBTQIA+ tedesco. Già dall’autunno dello stesso anno si registrano i primi internamenti di persone arrestate per “rapporti sessuali contro natura”, considerati un reato contro la morale pubblica e l’ordine dello Stato. Questa repressione trovò il suo principale strumento nel Paragrafo 175 del codice penale tedesco, che il regime nazista utilizzò e inasprì per colpire in modo sempre più esteso.
Chi veniva internato con questa accusa veniva identificato con il Triangolo Rosa e le stime più attendibili indicano che furono tra le 10.000 e le 15.000 persone.
Le donne lesbiche furono raramente deportate in modo esplicito per il loro orientamento sessuale, ma vennero comunque colpite dalla repressione nazista: spesso classificate come “asociali”, furono contrassegnate con il Triangolo Nero e subirono discriminazione, internamento e annientamento civile.
Sul piano ideologico, la sessualità non conforme all'ideologia nazista veniva presentata dal regime come una minaccia alla “salute del popolo” e alla capacità riproduttiva della nazione tedesca; le persone venivano descritte come degenerate e nemiche interne dello Stato, incompatibili con il progetto di una società fondata sulla purezza razziale e sulla disciplina sociale.
Questa costruzione ideologica rese possibile una persecuzione che, per decenni, è rimasta ai margini della memoria pubblica e che oggi deve essere riconosciuta come parte integrante della storia della deportazione e della violenza nazista e fascista. Ricordare non è solo un atto di commemorazione, ma uno strumento di comprensione del presente. Studiare le modalità con cui un sistema autoritario ha trasformato pregiudizi in leggi, differenze in colpe e persone in nemici consente di riconoscere oggi le stesse dinamiche quando riemergono.